La certificazione delle competenze in ambito formazione

Il problema della certificazione delle competenze è stato affrontato per la prima volta in Europa nel 1989. L’obiettivo è quello di favorire, mediante il riconoscimento delle qualifiche professionali tra Paesi membri, la mobilità di persone, studenti e lavoratori. In quegli anni si inizia a sviluppare un concetto di mobilità delle risorse umane europee che enfatizza non solo la mobilità fisica e geografica delle persone, ma anche e soprattutto la leggibilità e trasferibilità delle competenze possedute, che vengono considerate come capitale distintivo dell’Unione Europea nel quadro del paradigma dell'”Europa delle conoscenze”.  La gestione delle competenze viene quindi riconosciuta come uno dei fattori su cui investire per fare dell’Unione Europea la “Società della conoscenza più competitiva e dinamica al mondo”1.

L’adozione delle competenze è per questo considerata uno snodo strategico in grado di mettere in comunicazione e fari dialogare fra loro i diversi sub-sistemi (scuola, formazione professionale, lavoro) che interagiscono fra loro. Le politiche formative avviate nei diversi paesi convergono verso obiettivi comuni di personalizzazione dei percorsi e valorizzazione delle competenze individuali.

Il formatore

Nel linguaggio pedagogico e aziendale, formatore è colui che prepara le persone a svolgere un’attività, una professione oppure a iniziare un cambiamento personale.

Nella nuova cultura organizzativa del sistema formativo il formatore è un docente che opera in ambiti pluralistici (agenzie formative, strutture aziendali, società di consulenza ed enti di formazione) generalmente sulla base di un progetto educativo. Il ruolo del formatore è quindi quello di costruire e/o consolidare i legami tra formazione e lavoro, nel qualificare, riqualificare e aggiornare le forze di lavoro. Il formatore può assumere funzioni più o meno ampie o specializzate a seconda della richiesta, delle sue competenze e dell’ampiezza e differenziazione funzionale presente nell’équipe in cui opera. Può quindi occuparsi solo della gestione didattica oppure dell’analisi dei fabbisogni, della progettazione dei corsi, della selezione dei candidati, della valutazione, del monitoraggio e così via. Un formatore può trovarsi a realizzare iniziative di formazione anche molto diverse fra loro (per contenuti, destinatari, ecc.) e deve essere in grado di individuare le metodologie e gli strumenti più adeguati per fronteggiare le necessità della committenza e dell’utenza.

Il formatore è quindi esperto di specifici contenuti e dei processi formativi.

Il formatore certificato è quel formatore che possiede delle competenze e delle professionalità specifiche, attestate da terze parti.

Le competenze

Essendo il risultato di uno sviluppo costante dell’individuo, la competenza non è mai statica e in nessun momento può propriamente dirsi raggiunta. Cresce infatti di continuo a contatto con le risorse della persona e con il contesto organizzativo in cui si esercita. Le competenze sono caratteristiche che aiutano la persona ad adeguarsi armonicamente alle richieste dell’ambiente.

La definizione più diffusa si deve a Guy Le Bonnet:

La competenza non risiede nelle risorse (conoscenze, capacità) da mobilitare ma nella mobilitazione stessa di queste risorse… La competenza consiste nel mobilitare saperi che si sono saputi selezionare, integrare e combinare (in un contesto e per un obiettivo specifico).

L’European Qualification Framework definisce la competenza come:

la comprovata capacità di utilizzare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e personale.

Nel contesto del Quadro europeo delle qualifiche le competenze sono descritte in termini di responsabilità e autonomia

che la persona deve esprimere nella gestione di una situazione.

La competenza non è quindi semplice esecuzione di compiti parcellizzati, ma è capacità di gestire funzionalmente situazioni per la realizzazione di risultati che soddisfino determinati criteri di performance per destinatari.

Competenze del formatore

Secondo la UNI EN ISO 19011, competenza è la dimostrata capacità di saper utilizzare conoscenze e abilità. Per un formatore, le aree richieste sono:

  • personalizzazione dell’azione formativa;
  • microprogettazione;
  • capacità comunicative;
  • capacità valutative;
  • conoscenza delle metodologie di formazione;
  • predisposizione al lavoro di gruppo.

L’ISFOL (Ente pubblico di ricerca sui temi della Fomazione delle Politiche Sociali e del Lavoro) definisce il concetto di competenza come l’insieme delle conoscenze teoriche, delle abilità e capacità pratiche che consentono a un individuo di trasformare il sapere in saper fare, conferendogli un orientamento in uno specifico settore o campo d’azione. Propone un modello valutativo basato su tre categorie di competenze:

  • competenze di base;
  • competenze tecnico-professionali;
  • competenze trasversali.
Competenze di base

Per competenze di base si intende l’insieme delle conoscenze (e delle loro capacità d’uso) che costituiscono sia la base minima per l’accesso al lavoro, sia il requisito per l’accesso a qualsiasi percorso di formazione ulteriore. Sono competenze che tendono a divenire condizioni favorevoli o vincolanti per:

  • l’accesso alla formazione;
  • l’occupabilità;
  • lo sviluppo professionale.

Tra le competenze di base troviamo: le lingue, l’informatica, l’organizzazione aziendale, elementi di economia, elementi di diritto, ecc.

Competenze tecnico-professionali

Sono costituite dai saperi e dalle tecniche connesse all’esercizio delle attività richieste dai processi di lavoro nei diversi ambiti professionali. A loro volta possono essere distinte in:

  • competenze comuni e fondamentali, intese come zoccolo caratterizzante l’area professionale, condizione di flessibilità dei profili richiesti;
  • competenze specialistiche, che s’innestano su quelle comuni e disegnano i profili professionali. Derivano dall’analisi del settore/comparto e delle funzioni/processi.
Competenze trasversali

Sono le competenze comunicative, relazionali, di problem solving, ecc. che entrano in gioco nelle diverse situazioni lavorative e consentono al soggetto di trasformare i saperi in un comportamento lavorativo efficace in uno specifico contesto.

Sono competenze ritenute influenti sull’applicazione in situazione dei vari saperi tecnico-professionali. Si riferiscono ai comportamenti di diagnosi, di relazione e confronto e derivano dall’analisi del comportamento del soggetto in un contesto specifico di lavoro.

Un esempio

Il concorso Scuola 2012, indetto dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca prevedeva tre prove. La prima, a domande con risposta multipla era intesa a valutare le competenze di base (cultura generale, logica, comprensione della lingua italiana, lingua straniera e informatica) richieste agli insegnanti. La seconda prova, scritta, prevedeva la risposta a quattro domande aperte, più articolate, che miravano a valutare le competenze tecnico-professionali richieste per ogni singola area di insegnamento. La terza prova, orale, mirava a valutare la capacità del candidato di organizzare una lezione, elaborare esempi pertinenti e relazionarsi con l’uditorio.

La certificazione delle competenze

La certificazione delle competenze è uno strumento formale che attesta che un determinato soggetto, a seguito di un processo di valutazione effettuato da una terza parte indipendente, possiede i requisiti necessari e sufficienti per operare con professionalità in un determinato settore di attività. In altre parole, la certificazione delle competenze è un attestato rilasciato da un’azienda, un’associazione di categoria o un altro ente, a seguito di uno o più esami, che prova la competenza di un candidato a svolgere una funzione o a realizzare un determinato servizio. In Italia e nell’Unione Europea riveste particolare importanza perché costituisce il dispositivo che rende possibile la realizzazione dei processi di integrazione dei vari sistemi formativi (scuola, formazione professionale, università, istruzione e formazione tecnica superiore, apprendistato). In ambito formativo ciò può riguardare:

  • l’esito della partecipazione individuale a un determinato percorso formativo. In questo caso si parla di certificazione del percorso o di certificazione fromativa;
  • il tipo e il livello delle competenze comunque acquisite da un soggetto attraverso un determinato percorso formativo e/o attraverso la propria esperienza personale, professionale e formativa;
  • la qualità di un prodotto formativo (materiale didattico, corso di formazione);
  • la qualità del processo formativo;
  • la qualità delle caratteristiche di una struttura deputata all’erogazione di interventi formativi;
  • la competenza del personale operante nel sistema formativo.

Un certificato di competenza è un segno di affidabilità nei confronti del mercato e di conformità a determinati standard qualificativi codificati. Rappresenta, inoltre, l’adesione di un soggetto a una procedura, a un disciplinare e a un codice deontologico. Nella formazione ha l’ulteriore scopo di garantire la trasparenza dei percorsi formativi.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali definisce che la certificazione delle competenze è resa possibile da un sistema di standard formativi e valutativi. Questi standard costituiscono un punto di riferimento certo, conosciuto e condiviso per individuare e riconoscere in modo univoco il possesso di specifiche competenze.

L’iter di certificazione

L’iter di certificazione viene seguito fino alla certificazione stessa da un organismo terzo che deve sottostare ai requisiti previsti dalla normativa ISO/IEC 17024:2004 Requisiti generali per gli Organismi che operano nella certificazione del personale (revisionata nel 2012. L’iter di certificazione prevede un’iscrizione a un esame tecnico/pratico presso un organismo di certificazione accreditato da Accredia, al superamento del quale viene rilasciato un certificato valevole tre anni. Il mantenimento della certificazione è subordinato alla produzione di documentazione che attesti la continuità professionale, che deve essere fornita con cadenza annuale all’ente di certificazione. Il formatore certificato, inoltre, ha l’obbligo di rilasciare al cliente, a conclusione di ogni intervento formativo o di un percorso formativo, una scheda sulla quale il cliente stesso potrà esprimere un parere sulla formazione erogata e riportare eventuali reclami. Infine, il formatore certificato dovrà curare l’aggiornamento professionale previsto dall’ente di certificazione.

Profilo

Competenze nel campo della formazione degli adulti con maturata, consolidata e dimostrabile esperienza, in forma continuativa e in qualità di docente.

Requisiti

Da un’indagine svolta da ISFOL, risulta che solo il 26% die formatori è in possesso di una laurea e questo anche perché il contratto nazionale di lavoro valido per i formatori che operano alle dipendenze di enti pubblici prevede come requisito minimo (ma, fino ad oggi, sufficiente) per l’accesso il possesso del diploma di scuola secondaria superiore. Sempre più spesso è richiesta una cultura universitaria. Bisogna poi seguire corsi di formazione per formatori presso enti specializzati e fare un periodo di pratica sul campo, affiancandosi a chi è già esperto. Inoltre, è necessario un aggiornamento continuo delle proprie conoscenze e sono estremamente utili confronti e scambi con altri esperti del settore (anche a livello internazionale).

Per diventare formatore esistono diversi percorsi e da qualche anno sono state istituite anche alcune lauree specialistiche:

  • Scienze dell’educazione e della formazione;
  • Educazione degli adulti e della formazione continua;
  • Programmazione e gestione dei servizi educativi e formativi;
  • Scienze pedagogiche.

All’interno di ognuna di queste classi di laurea viene rilasciato un titolo specifico per l’esercizio della funzione di formatore. L’esperienza di lavoro, lunga e diversificata, come in tutte le professioni, è un requisito fondamentale per ottenere credibilità e autorevolezza. È possibile iscriversi negli appositi Albi regionali dei formatori (che comprendono solo gli operatori pubblici), oppure ottenere una certificazione dall’Associazione Italiana Formatori o da altri enti abilitati da Accredia, sulla base di specifici requisiti sia di studio che professionali.

Esperienze lavorative

Il “candidato” dovrà documentare le esperienze maturate nell’ambito della formazione. Tale documentazione dovrà essere oggettiva, validata da enti, associazioni, scuole regolarmente riconosciute a livello nazionale per le quali il formatore ha prestato la sua opera.

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Note:

  1. Conclusioni del Consiglio europeo su occupazione, riforme economiche e coesione sociale, Lisbona, 23-24 marzo 2000.

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