Il mercato del cacao

Quello del cacao è un mercato in crescita. Fra il 2003 e il 2013 l’incremento registrato è stato, infatti, del 32%. Inoltre, secondo una ricerca di Euromonitor, questo mercato è destinato a crescere ulteriormente, passando da 110 miliardi di dollari nel 2012 a 123,6 miliardi nel 2018 (+12%).

La pianta del cacao
Nell’immagine in alto: piantagione di cacao in Brasile

La frantumazione dei semi di cacao ha conosciuto un aumento del 2,4% nel corso dell’anno di raccolta 2012/2013 toccando, su scala mondiale, 4.052.000 tonnellate (96.000 tonnellate in più rispetto all’anno precedente).

L’ultimo rapporto dell’ICCO (International Cocoa Organization) evidenzia però come la produzione mondiale di semi di cacao, pari a 3.931 milioni di tonnellate, sia diminuita del 3,7% nel 2012/2013 rispetto alla stagione agraria precedente e come, dopo due anni consecutivi di surplus di forniture, si sia registrato un ampio deficit di approvvigionamento, stimato in 160mila tonnellate. Questo trend porta a un inevitabile aumento dei prezzi.

Come il caffè, anche il cacao è quotato nelle Borse merci di Londra e New York. In particolare, quelli a essere quotati sono i semi della qualità Forastero, che rappresenta circa il 90% della quantità di cacao in circolazione. A differenza delle qualità Criollo e Trinitario, considerate più nobili, il Forastero è destinato alla produzione su larga scala.

A stabilire il prezzo del cacao è deputata l’ICCO, che definisce un indicatore giornaliero di riferimento, calcolato come media di alcuni futures scambiati a Londra e New York. Secondo gli ultimi dati disponibili prodotti da World Bank (agosto 2014), il prezzo medio del cacao è in aumento ed è infatti cresciuto del 40% tra luglio 2013 e luglio 2014 e ha continuato a salire fino al dicembre 2015, per poi calare a partire dall’inizio del 2016 seguendo un trend comune a tutte le altre materie prime quotate in Borsa.

Produzione e consumo

Le fave di cacao

Per crescere, la pianta del cacao necessita di condizioni climatiche molto particolari: clima caldo e piovoso e vegetazione folta per fornire ombra alle piante. Viene coltivata in poche regioni tropicali, tra i 15 e i 20 gradi di latitudine dall’equatore. La pianta fornisce le cosiddette face di cacao, che sono alla base di ogni successiva fase di lavorazione. Data la limitata diffusione geografica della pianta, i principali paesi produttori sono la Costa d’Avorio con 1.445.000 tonnellate, seguita dal Ghana con 835.000 tonnellate (dati ICCO 2012-2013). Questi due paesi africani, insieme, forniscono il 58% circa della produzione mondiale di cacao. Seguono Indonesia, Nigeria e Camerun.

La lavorazione delle fave di cacao si concentra, salvo qualche eccezione, in Paesi diversi da quelli di produzione e, in particolare, nei Paesi Bassi (530.000 tonnellate, pari al 13% del totale lavorato nel mondo), in Costa d’Avorio, negli Stati Uniti e in Germania.

Per ciò che concerne i consumi, i numeri più alti vengono registrati in Usa, Germania e Paesi Bassi, ma la crescita maggiore si registra nei mercati emergenti: Brasile, India e Cina, che al momento sono i driver del mercato e, secondo le stime Euribor, si posizioneranno fra i primi cinque mercati entro il 2018.

Il cacao in Italia

Nel nostro Paese, il mercato del cioccolato vale 3,09 miliardi di dollari, ma ha perso, anno su anno, oltre il 3% sia nel 2010 che nel 2011. A crescere sono però le esportazioni, che hanno segnato un rialzo del 22%, raggiungendo un valore complessivo di 665 milioni di euro. Si può attribuire il calo dei consumi in Italia sia a ragioni di ordine economico (la crisi porta a limitare i consumi “voluttuari”), sia al modificato stile di vita (maggiore attenzione alla dieta).

L’Italia è il maggior esportatore di cioccolato in Cina, paese che ha scalato la classifica degli importatori di cacao e derivati, passando dal quindicesimo posto del 2008 al nono del 2011. Le previsioni sono di un aumento della domanda cinese pari al 5% annuo fino al 2018.

Considerazioni di carattere generale

Parlare di mercato nel settore del cacao significa considerare almeno tre differenti segmenti:

  1. produzione di fave di cacao;
  2. produzione di semilavorati;
  3. produzione di cioccolato.

Produzione di fave di cacao

La gran parte delle fave di cacao viene prodotta, come abbiamo visto, nei paesi dell’Africa occidentale: Costa d’Avorio, Ghana e Nigeria (che complessivamente rappresentano almeno il 50% della produzione mondiale, anche se i dati disponibili discordano a seconda delle fonti considerate).

Produzione mondiale di fave di cacao
(Fonte: ICCO, Annual Report 2010/2011
Paese Quantità (ton.)
Costa d’Avorio 1.511.000
Ghana ca. 775.000
Indonesia 440.000
Nigeria n.d.
Brasile 200.000
Ecuador 161.000

La produzione di fave di cacao avviene prevalentemente in una fascia di 10° Nord o Sud rispetto all’equatore ed è frazionata in circa 15 milioni di produttori, che detengono appezzamenti di terreno mediamente compresi fra 3 e 10 ettari, spesso coltivati a cacao in abbinamento con altre produzioni.

Produzione di semilavorati

Passando al segmento della trasformazione industriale, la geografia del cacao si sposta dal Sud al Nord del mondo e si concentra nelle mani di pochi soggetti industriali:

Questi quattro colossi lavorano l’85% delle fave di cacao raccolte al mondo. A livello di singoli paesi i principali trasformatori di cacao al mondo sono i Paesi Bassi, la Germania e gli Stati Uniti, con 515.000, 455.000 e 400.000 tonnellate rispettivamente.

Dalla frammentazione della produzione alla concentrazione della trasformazione il cacao passa per l’imbuto dei traders internazionali, i commercianti di cacao e commodities, come l’inglese Ed&F Man Cocoa, le francesi Gepro e Tuoton o l’americana Dimat, che acquistano direttamente o attraverso intermediatori speculativi locali (detti Coyotes) la materia prima nei paesi produttori a prezzi di mercato stabiliti sulle principali borse mondiali.

Se il settore della trasformazione si concentra in Europa e Nord America, negli ultimi anni si assiste alla diminuzione della quota di fave macinate al Nord. Questo declino è bilanciato da un progressivo aumento della trasformazione nelle regioni di produzione. Il fenomeno può essere spiegato con la volontà dei governi locali di favorire l’esportazione di prodotti semilavorati anche attraverso il sostegno pubblico agli investimenti che però spesso avvantaggiano le grandi multinazionali che hanno la capacità di sostenere importanti investimenti più che compensati dalla riduzione dei costi di produzione, soprattutto imputabili alla mano d’opera disponibile in loco a costi più competitivi.

Produzione di cioccolato

Il segmento del cioccolato è meno concentrato rispetto a quello delle fave di cacao. Comunque, le prime 10 aziende al mondo si dividono circa il 43% del mercato. Ci sono tre classi di attori:

  1. le grandi multinazionali come Nestlé, Ferrero, Cadbury, Mars ed Hershley, che non si occupano solo della produzione di prodotti a base di cacao, ma hanno differenziato la loro offerta;
  2. imprese specializzate come la Lindt che si è specializzata nell’offerta di cioccolato di qualità;
  3. imprese artigianali medio-piccole che coprono nicchie di mercato.

Se i primi controllano verticalmente tutta la produzione, gli ultimi, a causa delle piccole dimensioni di scala e dei costi elevati non si occupano della trasformazione delle fave, ma comprano coperture e altri ingredienti da trasformare.

Chi consuma
Consumo medio annuo di cacao nel mondo 
Area geografica Quantità (ton.)
Europa 1.794.700
America (Nord e Sud) 1.254.000
Asia e Oceania 568.000
Africa 127.600

Si nota il ribaltamento fra paesi produttori (che non consumano, o quasi, cacao) e i paesi consumatori, dove avviene il grosso della trasformazione industriale e dove resta il grosso del valore aggiunto della lavorazione e trasformazione delle fave.

Consumo annuo pro-capite di cacao
Paese Quantità (Kg.)
Germania ca. 4,00
Paesi Bassi 2,29
Stati Uniti 2,46
Italia 1,46

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Fonti:

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