Come campa uno sviluppatore di software gratuito?

Si tratta di una domanda che ai corsi mi viene rivolta spesso. E in effetti ha una sua logica, perché siamo abituati a sentir parlare di uomini che sono diventati enormemente ricchi nel mondo dell’informatica: Bill Gates (Microsoft), Paul Allen (Microsoft), Steve Jobs (Apple), Mark Zuckerberg (Facebook),  Larry Page (Google), Sergey Brin (Google) e molti altri ancora. In genere, in questi casi si tratta di imprenditori del settore che sono riusciti a costruire veri e propri imperi. Inoltre, sebbene il lavoro degli sviluppatori di free software venga svolto per la grandissima parte in forma volontaria, qualche costo dovrà pur essere sostenuto.

E allora come fanno?

Sebbene il software sia sviluppato in forma volontaristica, ci possono essere forme di guadagno (anche se non sempre) e si può ricorrere a una o più strategie a questo scopo. Ne tento un elenco:

  1. donazioni: lo sviluppatore (che può essere un singolo o un gruppo più o meno grande di soggetti privati, oppure un’azienda) dà la possibilità a chi usa il suo programma di fare delle donazioni (anche di piccole e piccolissime cifre), a titolo di ringraziamento o come incoraggiamento per un ulteriore sviluppo;
  2. servizio di supporto a pagamento: il programma è gratuito, ma si paga per avere il supporto dello sviluppatore; se il supporto prevede donazioni, questa strategia può essere ritenuta simile alla precedente;
  3. sponsorizzazione: il programma o il sito che lo ospita può contenere il nome o altro tipo di pubblicità di un’azienda che supporta economicamente lo sviluppatore. Può anche succedere che un’azienda si occupi dello sviluppo di un programma gratuito e conti sulla pubblicità che riscuoterà da esso per farsi conoscere;
  4. guadagni grazie alla didattica: se il prodotto creato è particolarmente complesso, ad esempio nel caso di un nuovo linguaggio di programmazione o di una particolare libreria (o framework, ecc.), lo sviluppatore può guadagnare grazie all’organizzazione di corsi di apprendimento del prodotto stesso (d’altra parte, chi potrebbe conoscerlo meglio di lui?), la vendita di manuali e libri a supporto, ecc. Questo tipo di guadagno può risentire della concorrenza dei manuali che sono o saranno pubblicati gratuitamente in rete da parte di utenti, e può dar vita a una strategia di mercato piuttosto complessa. Nei casi di librerie (o framework) che vogliono fare concorrenza a prodotti esistenti, si deve convincere gli sviluppatori che essi siano validi a confronto degli altri prodotti disponibili. Il produttore può anche rendere disponibili in rete delle introduzioni all’apprendimento del proprio prodotto, che però non coprono tutte le potenzialità dello stesso, cercando al tempo stesso di creare una comunità di supporto e un gergo che l’accomuni. Il gergo può far uso di termini nuovi che rimpiazzano quelli già in uso, giustificati con motivazioni diverse (ad esempio, le “funzioni” in Java sono chiamate “metodi”, nonostante compiano azioni o restituiscano un risultato di un’elaborazione). Talvolta, il produttore può dar vita a una serie di acronimi che rendono quasi criptico il linguaggio (si veda il framework Spring). In tal modo si riesce a far diminuire il numero degli autodidatti che imparano in rete, spingendo chi vuole apprendere a comprare libri per l’apprendimento e le pratiche ottimali da seguire e/o seguire corsi; contemporaneamente, si crea una comunità di sviluppatori fedele nel tempo, spesso unita da una “filosofia” di programmazione. Le caratteristiche di questo modello strategico di business, però, possono spingere i manutentori del progetto ad aumentare artificiosamente la complessità del software e diminuire la leggibilità del codice, contrastando almeno in parte i principi della semplicità di condivisione della conoscenza che animano invece altri tipi di progetti, sempre open source.

Queste strategie di business, com’è ovvio, non sono da considerarsi immutabili nel tempo; anzi, spesse volte gli sviluppatori ne adottano per un certo periodo una, per poi cambiare successivamente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *