Leggere in digitale

Un Kindle

Chi possiede un e-book reader (Kindle, Kobo, o altro) è sempre a caccia di libri da scaricare. E se lo si può fare gratuitamente, perché no?

Certo, nessuno vuole negare che la lettura di un libro stampato, specie se stampato bene, sia un’esperienza insostituibile che, al giorno d’oggi non può essere sostituita da un’apparecchiatura digitale: l’odore della carta e dell’inchiostro, il fruscio della carta, la sua consistenza, la consistenza del libro, sono tutte espressioni sensoriali irripetibili. Ma la carta pesa, i libri occupano spazio e non sempre si possono portare in vacanza tutti i titoli che si desidererebbe leggere sotto l’ombrellone.

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Che cosa è il pubblico dominio

Il concetto di pubblico dominio nasce in Europa a partire dalla fine del XVII secolo. In questo periodo, sempre più paesi elaborarono norme a tutela dei creatori di opere d’arte e di ingegno. La questione del pubblico dominio è di rilevante interesse non solo per quanto attiene alla proprietà letteraria (e quindi al diritto d’autore), ma anche a proposito dei diritti su disegni e invenzioni (con lo sviluppo della normativa su marchi e brevetti). Prima di questa fase, la locuzione “pubblico dominio” indicava propriamente ciò che oggi è denominato demanio, ovvero il complesso dei beni e delle rendite di proprietà spettanti allo Stato. Con l’evoluzione delle protezioni garantite dagli ordinamenti giuridici agli autori, inventori e altri creatori di opere, al significato originario si affiancò quello oggi prevalente, riferito a quelle opere le quali, dopo un certo periodo di tempo determinato dalla legge, cessano di essere di proprietà dei loro autori o dei loro eredi.

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L’importanza di scrivere bene

Uno dei miei “pallini” (che induce molti a tacciarmi di perfezionismo, come se questa fosse un’offesa…) è quello dello scrivere bene. E per scrivere bene intendo, come requisiti basilari, sia l’aspetto estetico di un testo, che la correttezza grammaticale.

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Arte e cultura con Google

Tutti, ormai, conosciamo Google e ci mancherebbe, visto che è il più diffuso motore di ricerca al mondo e viene utilizzato quotidianamente da centinaia di milioni di utenti sparsi in ogni continente. Molti di meno, però, sappiamo che grazie a Google possiamo compiere delle visite virtuali dei principali musei del mondo (fra cui qualcuno anche in Italia, come la Galleria degli Uffizi di Firenze o i Musei Capitolini di Roma).

In alcuni casi, le immagini messe a disposizione sono ad altissima definizione e permettono delle zoommate mozzafiato fino al più piccolo particolare (v. ad esempio, il celebre quadro di Hans Holbein il Giovane, Gli Ambasciatori, 1553, conservato alla National Gallery di Londra). Inutile dire che di ogni opera vengono proposte sia una scheda storica che le informazioni tecniche, purtroppo per il momento soltanto in lingua inglese. Il tutto condivisibile via social network.

Inoltre, l’utilizzo della stessa tecnologia che ha permesso la realizzazione della street view in Google Maps, consente l’effettuazione di veri e propri tour virtuali, una vera chicca per gli appassionati d’arte e di musei di tutto il mondo.

Il progetto è recente. È stato infatti lanciato solamente nel 2011 ma è in rapido sviluppo.

Che dire ancora? Manca soltanto il link, per cui eccolo: www.google.com/culturalinstitute.