L’importanza di scrivere bene

Uno dei miei “pallini” (che induce molti a tacciarmi di perfezionismo, come se questa fosse un’offesa…) è quello dello scrivere bene. E per scrivere bene intendo, come requisiti basilari, sia l’aspetto estetico di un testo, che la correttezza grammaticale.

Chi conta non è lo scrittore, ma il lettore. Mi spiego meglio: quando chiunque scrive, alla fin fine lo fa perché il suo testo venga letto, non importa se da poche o molte persone, o al limite anche solo da se stesso. Quella di scrivere è una forma di comunicazione, di sicuro una delle principali, e lo scopo di ogni comunicazione è quello di trasmettere un messaggio. E allora ecco che diventano importanti tutta una serie di accorgimenti, che sono fondamentali per dare un’immagine positiva di sé o della propria attività. Infatti, se un’azienda – quindi un soggetto economico che vuole vendermi qualcosa – mi fa avere un messaggio promozionale sgrammaticato, pieno di errori di ortografia, che cosa sono portato a pensare? Di sicuro, anche se vende il miglior prodotto del mondo, non fa una buona impressione.

Per ora tralascio di parlare della bella calligrafia, anche se lo studio di questa “arte” ha avuto un ruolo fondamentale nella storia dell’informatica. Tornerò su questo argomento in un prossimo futuro, quando avrò modo, ad esempio, di parlare di Steve Jobs.

scrittura1-590x333Ci sono molti siti che parlano della cosiddetta “scrittura creativa” e, dalla loro consultazione, ho tratto questo schema di riferimento generale, riferito alla narrativa. Ma cominciamo con il definire che cosa è la scrittura creativa. In senso stretto, si definisce in questo modo ogni genere di scrittura che va al di là della normale scrittura professionale, giornalistica, accademica o tecnica che dir si voglia. In quest’ottica include romanzi, racconti e poesia. Anche la scrittura per il cinema e il teatro può essere inclusa in questo ambito, anche se solitamente, almeno dal punto di vista didattico, viene considerata a parte.

La scrittura creativa nasce dall’applicazione della potenzialità creativa, che è presente in tutte le persone, e che consiste nella capacità di elaborare soluzioni nuove, inedite e originali nei vari contesti della vita, alla scrittura. Ovviamente, se si tratta di qualcosa che si può insegnare, vuole dire che ci sono dei metodi da applicare e dei criteri da osservare. Vediamoli, tenendo presente che in buona parte questi spunti possono essere applicati anche alla scrittura professionale o, meglio ancora, a un blog e che lo schema e liberamente tratto da Wikipedia:

  • L’ispirazione creativa. Lo spunto per un testo può provenire dalla realtà presente o passata, dalla storia o da un evento immaginario. Oppure… da un sogno, come nel caso di William Seward Burroghs, o da un quadro, come nel caso di Michel de Ghelderode o Dacia Maraini.
  • Il linguaggio e lo stile. La terminologia adottata costituisce un potente mezzo di comunicazione. Per arricchire la narrazione e renderla più elegante si possono usare similitudini e metafore, così come gli elementi connotativi e decorativi delle parole aggiungono stile ed efficacia al racconto. Lo stile è inoltre fondamentale per rendere vivido il racconto stesso. Si tratta di una caratteristica centrale della narrativa, che non necessariamente significa realismo, ma permette una buona percezione da parte del lettore delle scene e dei fatti descritti. La parola, costituita da aggettivi, avverbi, nomi e preposizioni è la vera e propria padrona di casa di tutto il tessuto narrativo. In maniera più sfumata, questo è vero anche per la scrittura professionale, perché nessuno ha mai detto o scritto che un manuale tecnico, ad esempio, debba per forza essere scritto in linguaggio incomprensibile e ridotto all’essenziale.
  • I personaggi e l’ambiente. L’intreccio di una storia nasce dalla interazione dei vari personaggi all’interno dell’ambiente narrato. Ci sono almeno due diverse scuole di pensiero in proposito: alcuni scrittori, infatti, sostengono che la storia abbia origine da un contesto all’interno del quale si devono dipingere e narrare i personaggi; altri autori, invece, sostengono che i personaggi con le loro peculiarità e caratteristiche comporranno e sveleranno lo sfondo e l’ambiente in cui essi stessi si muoveranno. I personaggi rappresentano un vero veicolo liberatore di creatività; vengono concepiti, modificati, caratterizzati e rimangono nella mente dell’autore fino a quando non sono veramente reali e pronti per essere calati nella storia. Dei personaggi, almeno di quelli principali, attraverso una mirata distribuzione di dettagli, vengono descritti durante tutto il racconto i tratti fisici, psicologici e caratteriali che vanno a comporre e svelare la loro personalità.
  • Gli spazi e i luoghi. I personaggi si muovono in un habitat ben preciso e all’interno di questo contesto si sviluppa la trama. Spazi e luoghi possono essere reali o di fantasia e possono essere dettagliati o sfumati.
  • La conflittualità/tensione. È uno degli elementi determinanti per catturare l’attenzione del lettore ed è sempre stata una fonte preziosa di interesse che ha nutrito tutta la letteratura. Spesso, in una narrazione, il conflitto non è solamente uno, ma la storia si arricchisce di intensità con l’introduzione di nuovi elementi conflittuali che si vanno a sovrapporre e intrecciare a quelli di partenza. La bravura dello scrittore consiste nel gestire questa conflittualità dosandone la durata, l’intensità e la frequenza allo scopo di coinvolgere il lettore e invogliarlo a proseguire la lettura.
  • Suspence e sorpresa. È il modo con cui lo scrittore riesce a organizzare la storia alimentando ad arte le situazioni con colpi di scena o situazioni che tengono il lettore con il fiato sospeso, oppure lo sorprendono con eventi impossibili da immaginare fino alla riga precedente. Nello specifico, la suspence si realizza quando il lettore è a conoscenza che molto vicino nel racconto capiterà qualcosa di negativo a uno o più personaggi, i quali molto spesso ignorano la possibilità che ciò avvenga; la sorpresa, invece, è l’accadimento di un fatto positivo o negativo non immaginabile fino a quel punto né da parte del lettore né da parte del personaggio che viene coinvolto.
  • Trama. È l’elemento che costituisce la struttura portante del tessuto narrativo e può essere suddivisa nelle seguenti fasi:
    • apertura e ambientazione. In questa fase vengono forniti tutti gli elementi necessari per potersi orientare e allo stesso tempo una parte di elementi misteriosi, con lo scopo di stimolare la curiosità del lettore e la sua volontà di continuare la lettura:
    • susseguirsi della vicenda. Costituisce la fase cruciale e centrale che è costituita dalla fabula, cioè dalla vicenda raccontata secondo un ordine temporale e dall’intreccio, cioè dal susseguirsi vero e proprio dei fatti e degli eventi;
    • apice dell’intreccio. È il momento determinante nel quale l’attenzione e la curiosità del lettore raggiungono il livello più intenso. Attraverso una calibrata modulazione di vari momenti, infine, il lettore verrà avviato verso la
    • conclusione o soluzione della vicenda narrata.
  • Tempo della narrazione. In genere il tempo narrato non corrisponde al tempo reale e così, per esigenze narrative, l’autore può scegliere se rallentarlo o accelerarlo. In entrambi i casi, lo scrittore può scegliere se raccontare tutti i passaggi di una vicenda o lasciarne alcuni alla fantasia o alla deduzione del lettore. I fatti che non vengono narrati si chiamano ellissi, mentre quelli che vengono dedotti sono definiti interferenze.

Nella tecnica di scrittura creativa di derivazione anglosassone, viene utilizzata la raccomandazione show don’t tell (mostra, non raccontare), per evitare che gli scrittori facciano un uso eccessivo di spiegazioni e commenti a discapito dell’azione e dei dialoghi. Si ritiene, infatti, che, se lo scrittore usa azione e dialoghi per rivelare un personaggio, la trama dovrebbe risultare più interessante per il lettore, che dovrebbe essere lasciato libero di vedere la scena schiudersi di fronte a sé e, di conseguenza, giungere a una propria interpretazione senza interferenze da parte dell’autore.

Certo, se restiamo nell’ambito della scrittura professionale e non ambiamo a cimentarci con la narrativa, molte di queste raccomandazioni sono inutili. Ma le ho volute riportare per una ragione precisa, ovvero mostrare come, per scrivere, sia necessario dedicare un po’ di tempo a quello che si fa. La fretta è nemica dello scrivere bene. Un conto è un post su Facebook, che equivale a una chiacchierata con amici, un altro è una mail o un documento, che vengono archiviati e costituiscono talvolta la base per un accordo commerciale, un contratto o un incontro di lavoro.

Per qualcuno, poi, scrivere è un piacere, ma questo è tutt’un altro discorso.

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