Un uso sicuro della posta elettronica

Leggendo l’ultimo libro di Loretta Napoleoni, Mercanti di Uomini. Il traffico di ostaggi e migranti che finanzia il jihadismo, sono venuto a conoscenza di un modo di utilizzare la posta elettronica al quale, francamente, non avevo mai pensato.

A un certo punto della narrazione, l’autrice narra della vicenda di un italiano rapito  e di come questi venne salvato grazie, anche, all’intervento dei nostri servizi segreti. Marco, questo il nome – ovviamente di facciata – della nostra agenzia di spionaggio e Vera, questo il nome della sorella della vittima del sequestro, per dialogare fra di loro senza correre il rischio di essere intercettati (o per ridurlo ai minimi termini), decisero di aprire un account di posta elettronica GMail. Tramite esso si scambiavano messaggi senza mai spedirli.

In sostanza, cosa facevano? Scrivevano la mail e la lasciavano nelle bozze dove l’altra persona, essendo a conoscenza della password dell’account, sarebbe andata a leggerla. Se poi fosse stata necessaria una risposta, la procedura sarebbe rimasta la stessa, ovvero lasciarla fra le bozze. Non spedendo mai alcuna mail dall’account, ben difficilmente chiunque avrebbe potuto intercettarne i contenuti.

A me resta da capire se la scelta di GMail è stata casuale, magari dettata dalla flessibilità e facilità di utilizzo del servizio, o se ci siano state ulteriori valutazioni in merito alla maggior sicurezza della posta elettronica di Google rispetto a quella di altri fornitori. Eh sì, la questione è importante, visto che io uso GMail da anni…

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