A proposito di Bitcoin (parte 1)

Inizialmente, non avevo previsto di parlare di questo argomento. Nel senso che non avevo pensato di trattarlo su questo sito. Però, visto che è diventato di moda e mi chiedono frequentemente di parlarne, allora tanto vale mettere per iscritto quello che so. Ma non darò consigli in materia di investimento, visto l’alto rischio connesso a una simile decisione.

La Bitcoin (per me va scritta al femminile poiché coin significa “moneta”) nasce nel 2009, su iniziativa di un anonimo noto con lo pseudonimo di Satoshi Nakatomo, che sviluppò un’idea da lui stesso presentata su Internet pochi mesi prima. Nel prosieguo di questo post mi atterrò alla vigente convenzione:

  • Bitcoin, con la “B” maiuscola è il termine riferito alla tecnologia e alla rete;
  • bitcoin, con la “b” minuscola è invece il termine che si riferisce alla valuta in sé.

Bitcoin, a differenza della maggior parte delle valute tradizionali, non fa uso di un ente centrale né di meccanismi finanziari sofisticati. Il suo valore è infatti determinato dalla legge della domanda e dell’offerta.

Bitcoin utilizza un database, distribuito tra i nodi della rete, che tiene traccia delle transazioni, ma sfrutta la crittografia per gestire gli aspetti funzionali, come la generazione di nuova moneta e l’attribuzione della proprietà dei bitcoin. La rete Bitcoin consente il possesso e il trasferimento anonimo delle monete; i dati necessari a utilizzare le proprie bitcoin possono essere salvati su uno o più dispositivi elettronici (personal computer, tablet, smartphone), sotto forma di “portafoglio” digitale, o mantenuti presso terze parti che svolgono funzioni simili a una banca. Le bitcoin possono essere trasferite – per mezzo di Internet – a chiunque disponga di un “indirizzo bitcoin”. La struttura peer-to-peer della rete Bitcoin e la mancanza di un ente centrale rende impossibile a qualsiasi autorità (sia essa governativa o no) il blocco dei trasferimenti o il sequestro di bitcoin senza il possesso delle relative chiavi.

È inoltre impossibile che le bitcoin si svalutino a causa della immissione di nuova moneta nel circuito.

Bitcoin rappresenta una delle prime implementazioni di un concetto definito “criptovaluta”, descritto per la prima volta nel 1998 da Wei Dai su una mailing list.

A dicembre 2012, il controvalore totale dell’economia Bitcoin era di circa 140 milioni di dollari statunitensi. Ad aprile 2013, il controvalore era di 1,4 miliardi di dollari USA. Nel novembre 2013 (con un cambio pari a 540 USD per 1 bitcoin) il controvalore sale a 6 miliardi di dollari statunitensi.

Se la paragoniamo a economie stabilite da lungo tempo, quella basata sulle bitcoin è ancora molto piccola. Il software che ne presiede la circolazione è ancora in uno stato di beta realease, ma, nonostante ciò, vengono commercializzati in bitcoin merci e servizi reali quali automobili usate o contratti di sviluppo software. Le bitcoin vengono accettate sia per servizi online che per beni tangibili. Moltissimi fra enti, organizzazioni e associazioni accettano donazioni in bitcoin.

Molti enti, e da qualche anno, hanno iniziato ad accettare pagamenti in bitcoin per i loro servizi e chiunque può controllare l’elenco degli scambi di bitcoin (detto Blockchain) e osservare le transazioni in tempo reale (ad esempio con Bitcoincharts e Bitcoin Monitor).

A differenza delle valute a corso legale, le bitcoin hanno la caratteristica che nessuno può controllarne il valore a causa della natura decentralizzata e del metodo di creazione della moneta. In Bitcoin la quantità di valuta in circolazione è limitata a priori. Inoltre, è perfettamente prevedibile e quindi conosciuta in anticipo da tutti i suoi utilizzatori.

I trasferimenti sono definiti come un cambio di proprietà della valuta e vengono effettuati senza la necessità di un ente esterno in qualità di supervisore tra le parti. Tale modalità rende impossibile annullare la transazione e quindi riappropriarsi delle monete che hanno cambiato di proprietà. Il client Bitcoin trasmette la transazione ai suoi nodi più vicini, che ne verificano l’autenticità e la disponibilità e la ritrasmettono a loro volta ai nodi a cui sono connessi.

Il numero totale di bitcoin tende asintoticamente al limite di 21 milioni. La disponibilità di nuove monete cresce come una serie geometrica ogni 4 anni. Nel 2013 è stata generata metà delle possibili monete, che sono diventate tre quarti nel 2017. In questo modo in meno di 32 anni verranno generate tutte le monete.

Le bitcoin sono divisibili fino all’ottavo decimale, permettendo un completo aggiustamento del valore. Secondo gli sviluppatori, in un ambiente con scarsità di bitcoin i nodi, anziché finanziarsi con la creazione di nuove bitcoin trarranno profitto dalla loro capacità di effettuare le transazioni, competendo di conseguenza sui prezzi e mantenendoli bassi.

Tra gli scenari previsti per un possibile fallimento di Bitcoin, vi sono:

  • la svalutazione della moneta;
  • una base di utenti in diminuzione;
  • un attacco frontale al sistema da parte dei governi.

Non è però possibile bandire ogni forma di denaro digitale. La decentralizzazione e l’anonimato che fanno intrinsecamente parte di Bitcoin possono essere viste come una reazione ai procedimenti giudiziari nei confronti di aziende che lavorano nell’ambito del denaro elettronico come e-gold e Liberty Dollar.

Bitcoin è un’implementazione peer-to-peer della proposta b-money di Wei Dai e Bitgold di Nick Szabo. I principi del sistema sono descritti nel «Libro Bianco» pubblicato da Satoshi Nakamoto nel 2008.

Il client ufficiale, Bitcoin Core, è un software libero che deriva direttamente dal codice scritto da Satoshi Nakamoto per implementare il protocollo di comunicazione e la rete peer-to-peer che ne risulta.

Bitcoin si basa sul trasferimento di valuta tra conti pubblici usando crittografia a chiave pubblica. Tutte le transazioni sono pubbliche e memorizzate in un database distribuito che viene utilizzato per confermare e impedire la possibilità di spendere due volte la stessa moneta.

Ogni utente che partecipa alla rete Bitcoin possiede un portafoglio che contiene un numero arbitrario di coppie di chiavi crittografiche. Le chiavi pubbliche, o «indirizzi bitcoin», fungono da punti d’invio o ricezione per tutti i pagamenti. Il possesso di bitcoin implica che un utente può spendere solo i bitcoin associati a uno specifico indirizzo. La corrispondente chiave privata serve ad apporre una firma digitale a ogni transazione facendo in modo che sia autorizzato al pagamento solo l’utente proprietario di quella moneta. La rete verifica la firma utilizzando la chiave pubblica.

[Fine parte 1]

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