Economia comportamentale

L’economia comportamentale è quella branca dell’economia che, a partire dall’analisi sperimentale e impiegando concetti tratti dalla psicologia, elabora modelli di comportamento alternativi rispetto a quelli formulati dalla teoria economica standard.

Studi e analisi sperimentali

L’economia comportamentale ha precedenti storici nei lavori degli anni Cinquanta dei premi Nobel H.A. Simon e M. Allais. Le falsificazioni dei modelli tradizionali riguardano il giudizio (il calcolo attraverso cui gli individui stimano le probabilità), le preferenze (le motivazioni dei comportamenti) e le scelte (i processi attraverso cui si seleziona un’azione).

L’evidenza empirica sperimentale e gli studi degli psicologi cognitivi mostrano che il giudizio umano in condizioni d’incertezza segue certe regole euristiche (regole semplici ed efficienti, basate sull’intuito e sulle circostanze contingenti per risolvere problemi complessi) piuttosto che le leggi della probabilità come nella teoria economica standard. Per esempio, si tende a valutare le probabilità degli eventi futuri in base alla propria capacità di immaginare tali eventi, richiamarli alla mente o ricondurli al proprio vissuto (euristica della rappresentatività ed euristica della disponibilità), a credere che ciò che si osserva in piccoli campioni sia rappresentativo della popolazione (legge dei piccoli numeri), ad attribuire un peso eccessivo agli eventi certi rispetto a quelli incerti anche quando questi ultimi presentano un valore atteso maggiore (effetto certezza), a sottovalutare, mal interpretare o trascurare nuove informazioni che contraddicono le ipotesi formulate e ritenute valide in passato (perseveranza delle convinzioni e pregiudizio della conferma), a esagerare il grado in cui le proprie aspettative prima di un dato evento siano coerenti con le proprie convinzioni dopo che l’evento si è verificato (pregiudizio del senno di poi), a sovrastimare, infine, i primi dati che si presentano durante il processo decisionale (effetto ancoraggio).

Tre esempi di preferenze “non standard” sono quelle dipendenti dal livello di riferimento, le preferenze intertemporali con sconto iperbolico e le preferenze sociali. Riguardo le prime, diversamente da quanto predetto dalla teoria economica standard, l’evidenza sperimentale mostra che spesso gli individui sono più interessati alle variazioni della propria ricchezza rispetto a un dato valore di riferimento piuttosto che al suo valore assoluto. Due esempi di preferenze dipendenti dal livello di riferimento sono l’avversione alle perdite e l’effetto dotazione. Il primo postula che le persone tendono a dare un peso maggiore alle perdite che non ai guadagni di pari entità. Il secondo implica che il prezzo minimo al quale gli individui sono disposti a vendere un bene è più alto del prezzo massimo al quale essi sono disposti ad acquistare il medesimo bene. Un approccio che parte da questa considerazioni è la teoria dei prospetti di A. Tversky e D. Kahneman.

In secondo luogo, la teoria tradizionale delle scelte intertemporali assume che il fattore di sconto dipenda solo dal tempo trascorso e non dal momento in cui l’individuo compie la sua scelta (sconto esponenziale). Ciò garantisce che nel futuro, a parità di condizioni, il soggetto non avrà alcun incentivo a cambiare le decisioni prese (coerenza temporale). Tale implicazione è sistematicamente contraddetta dalla realtà e dalla ricerca condotta in psicologia: gli uomini tendono a dare maggior peso agli eventi vicini nel tempo rispetto a quelli lontani. Un esempio di incoerenza temporale consiste nello spostare sistematicamente in avanti il momento in cui intraprendere un’azione che comporta dei costi (come smettere di fumare). L’economia comportamentale introduce dunque le scelte intertemporali con sconto iperbolico.

In terzo luogo, la teoria economica standard assume che gli individui siano interessati solo al proprio tornaconto personale e che non siano disposti a sacrificarlo per aiutare o danneggiare altre persone. L’evidenza empirica sperimentale mostra invece che le persone sono interessate anche ai processi che conducono a rati risultati (preferenza per l’onestà, la sincerità), a ciò che accade agli altri (rancore, altruismo, reciprocità) e ai condizionamenti sociali (vergogna, senso di colpa, lealtà). Esistono cioè le preferenze sociali.

Infine, l’economia comportamentale mostra che, anche per date probabilità e preferenze, gli individui possono compiere scelte diverse da quelle previste dalla teoria economica standard. Le scelte possono infatti essere condizionate dal modo in cui le alternative vengono presentate (effetto cornice), dalla situazione contingente in cui l’individuo si trova al momento di prendere la decisione e dalla presenza di alternative anche non rilevanti (dipendenza dal contesto), dalla pressione sociale, dalla forza della persuasione altrui e dallo stato emozionale di chi compie la scelta.

Fonte:

Marianna Belloc, www.treccani.it